Stefania Scagnoli
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Sono nata a Roma il 15 febbraio 1966 e sono cresciuta in via Ostiense, in un quartiere, l'Ostiense appunto, allora "ibrido", mancante di un punto di aggregazione (una piazza, un cortile, ecc…) ed oscurato dalla vicinanza dei quartieri, ben più popolati e strutturati, di Testaccio e Marconi. Qui, i miei genitori aprirono un bar, dove ho lavorato con ritmi a dir poco alienanti, fin da quando frequentavo la prima media. Dopo 14 anni, nel 1992, i miei vendettero il bar ed io cominciai felicissima quelli che sarebbero stati 4 anni di peregrinazioni lavorative. Avevo un diploma di operatrice turistica e nessuna esperienza alle spalle. Cominciai lavorando per 6 mesi in Edindustria, società editoriale del gruppo IRI. Dopo la morte di Nobili, allora Presidente dell'IRI, Edindustria fu posta sotto "stretta osservazione" a causa delle sue spese "ingiustificate". Io, per esempio, ero lì "al nero" ed il mio stipendio, di 500.000 lire al mese per 4 ore giornaliere 6 giorni su 7, veniva giustificato all'IRI come "spese di cancelleria". Mi ricordo che una mattina arrivai al lavoro e la responsabile del mio ufficio mi disse che dovevo andare via e che mi avrebbe richiamata appena "le acque si fossero calmate", ma le acque non si calmarono mai. Così comprai un computer, un manuale per approfondirne la conoscenza, una stampante e dopo qualche giorno telefonai a tutte le copisterie di Roma ed affissi volantini all'Università, per battitura veloce di tesi e quant'altro. Presi contatti e mi portai questo lavoro nel tempo, per arrotondare, anche mentre svolgevo altre attività lavorative. Poi andai a lavorare, con il ragazzo con cui stavo, al suo banco abusivo di borse posizionato proprio davanti al palazzo delle Finanze all'Eur, le cui impiegate, prima di andare a lavorare, venivano da noi a comprarsi la-borsetta-senza-scontrino-che-così-la-pago-di-meno. Più di una volta nascondemmo la merce degli extracomunitari abusivi, nella nostra macchina, per evitare che i vigili gliela sequestrassero, cosa che agli abusivi italiani, come noi, non succedeva quasi mai. Molti di loro erano neri africani laureati, in Italia di passaggio, che lavoravano per comprarsi il biglietto aereo per il Canada o per altri Paesi, dove sapevano che avrebbero avuto una vita da "persone". In seguito trovai lavoro ai mercati generali a 50 metri da casa mia; peccato però che, nonostante la vicinanza, ero costretta ad andarci col motorino perché siccome sono una donna venivo puntualmente aggredita dal turpiloquio degli italiani "perbene" che lavoravano lì. Lavoravo dalle 4 alle 11 della mattina, 6 giorni su 7 per 800.000 lire al mese, per un loschissimo signore di Aversa (CE), al quale nei due mesi in cui sono stata lì è morto più di un amico in maniera veramente originale: chi veniva trovato sulla spiaggia con un uovo sodo in bocca e chi incaprettato e "suicidato". Quando parlammo, prima che iniziassi a lavorare, mi fu promesso uno stipendio adeguato alle ore notturne che facevo e che, ovviamente, non mi fu mai dato, perciò lasciai il lavoro. Vicino casa mia c'era un ristorante cinese che io frequentavo spesso, e siccome i proprietari erano miei amici e mi dissero che gli serviva una lavapiatti, mi proposi, con loro grande stupore. Erano cinesi buddisti e si sentivano un po' in colpa ogni volta che indossavo il grembiule nella loro cucina. Una volta li portai al mare, al "Buco" ad Ostia, e loro, non essendo mai stati al mare e non avendo il costume, si presentarono tutti in mutande. Quando videro persone nude o in topless intorno a loro, cominciarono ad esaltarsi, soprattutto gli uomini, ed a fare continue passeggiate per "cibare" i loro occhi. Molti di loro avevano mogli e figli e dovendo stare in Italia per garantirgli la sopravvivenza, non li vedevano da 5 o 6 anni. Lavorare con loro in cucina però non era esattamente divertente perché non parlavano né italiano né inglese e, quindi, per scambiarci le più elementari informazioni, emettevamo tutti una serie di mugugni inconcludenti, per poi affinare l'intuito che era l'unico linguaggio comune. In seguito, fui assunta dalla mia amica Claudia in un autoricambi Lancia, dove lavorai per circa due anni, tranquillamente. In quel periodo mi iscrissi ad un corso triennale di Shiatzu che mi aprì ad un mondo di cui, fino ad allora, avevo avuto solo qualche sentore. Questo corso si rivelò perfetto per me in quel momento, sia per le persone che vi conobbi che per quello che appresi. Durante il 2° anno del corso, andai a Calcata con Dario, il ragazzo con cui stavo, e quando vi arrivai, da brava cittadina, mi sembrò un posto assurdo e troppo stretto per tutti. L'autoricambi chiuse, io e mia sorella vendemmo la nostra casa di Roma ed andai ad abitare stabilmente a Calcata. Con Dario ci iscrivemmo al giornalino dei "Ricicli e baratti" e cominciammo a spedire tramite posta tutto quel che non ci serviva a chi lo richiedeva, mandando una lista delle cose che servivano a noi. In seguito volemmo trovare una casa più grande ed Alessandro ci affittò la sua. Questo e le varie riunioni che facemmo con alcuni abitanti di Calcata Vecchia per formare una cooperativa, mi portarono a frequentare più spesso Alessandro e fu così che, verso la fine del '96 cominciò la nostra storia dalla quale sono nate due splendide cucciole e conclusasi nel luglio 2005. Torna su o torna alla Pagina principale |